"Il mio non è un viaggio" Michele Forneris e Luca Leoncini

Salve Scribacchini, l'estate è finalmente arrivata! Oggi vi presento una doppia intervista, abbiamo infatti come ospiti gli scrittori Michele Forneris e Luca Leoncini 

Il mio non è un viaggio
Edizioni Compagine
272 pag 14 euro



Luca

Ciao Luca, parlaci un po' di te e della tua passione per la scrittura
Sono romano, storico dell'arte, ho vissuto 5 anni a Londra da ragazzo dove ho finito gli studi. Mi è rimasto un grande affetto e simpatia per quel paese che ho fatto entrare, credo, anche nelle pagine de “Il mio non è un viaggio”.
Scrivo per lavoro, saggi accademici con le loro regole e disciplina e poi leggo, mi piace la lingua, le parole, le storie, i personaggi.

Chi ha avuto l'idea per “Il mio non è un viaggio”?
Il primo impulso forse è venuto da me, ma poi l'idea del libro, la sua struttura, la storia e l'intreccio è frutto di un continuo, allegro, emozionante scambio tra me e Michele.

Com'è stato e quali sono le difficoltà di scrivere in due?
Nessuna difficoltà, si ha il vantaggio di un immediato reality check, l'altro è il tuo primo lettore, la sua approvazione o le sue critiche sono un'immediata esortazione, agiscono da stimolo, confronto, divertente e creativo. Aiuta a smascherare subito tic linguistici, retorica, sciatterie, pigrizie. Spinge a non affezionarsi a modi, stili, vanità.

Qual è il significato del titolo?
E' una delle prime frasi di uno dei due protagonisti che bene lo definisce e nello stesso tempo allude al viaggio dell'esistenza, ignorato, avversato dall'uno, osservato con sorpresa e qualche conto in sospeso dall'altro, che lo racconta al lettore.

Qual è stata la difficoltà più grossa che hai incontrato nello scrivere questo libro?
Nessuna difficoltà. E' stato sempre un piacere, una delle cose belle della vita, come innamorarsi.

Il libro è stato presentato al Salone del Libro di Torino, raccontaci questa bella esperienza
Ci siamo bene organizzati. Andrea Gualano ha letto benissimo un brano attirando una gran folla, Michele ha stemperato l'atmosfera col suo tono sornione, Elisabetta ha fatto tante domande azzeccate e pertinenti da una che non solo aveva letto il libro ma che ne aveva colto tutti gli aspetti più importanti, io ho fatto del mio meglio per non rovinare la bella performance degli altri.

La Compagine è una casa editrice free, cosa ne pensi delle case editrici a pagamento?
Mi fanno un po' tristezza. Abbiamo aspettato otto anni per pubblicare il libro. C'è capitato di tutto - da scriverci un altro romanzo - e poi abbiamo fatto l'incontro ideale.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Mi hanno proposto due o tre film, sto valutando bene i copioni, a quest'età è facile deludere i fans con una parte sbagliata... ;-)


Michele

Ciao Michele, parlaci un po' di te e della tua passione per la scrittura
Faccio l’avvocato a Torino, per cui scrivo soprattutto per lavoro. L’idea di usare la scrittura per raccontare storie, per intrattenere invece che solo per convincere mi ha sempre attirato molto.

Chi ha avuto l'idea per “Il mio non è un viaggio”?
I racconti sono nati un po’ per caso, dalla nostra conoscenza “internettiana”. Un bel giorno Luca mi ha detto “ma perché non ne facciamo un libro?” e così abbiamo cominciato a ripensare tutto quello che avevamo già scritto.

Com'è stato e quali sono le difficoltà di scrivere in due?
Nessuna in realtà, è stato piacevole e stimolante. Abbiamo un modo di scrivere molto diverso, e direi sostanzialmente complementare.

Qual è il significato del titolo?
Era l’incipit del libro, in una delle prime stesure, poi ci siamo affezionati e ci è sembrato interessante sul contenuto del libro, pieno di rimandi.

Qual è stata la difficoltà più grossa che hai incontrato nello scrivere questo libro?
Abbiamo discusso molto sul finale, è stato uno scoglio impegnativo, ma non la definirei una difficoltà

Il libro è stato presentato al Salone del Libro di Torino, raccontaci questa bella esperienza
Emozionante: la prima presentazione, le prime letture pubbliche del libro. Però mi sono trovato un’atmosfera molto protettiva, Elisabetta Graziani, che ci ha intervistati, e Andrea Gualano, che ci ha presentati come editore, ci hanno messo a nostro agio, e alla fine mi sono divertito. È bello vedere il pubblico gremito con molte persone in piedi ad ascoltare le storie del nostro libro. E i parenti erano pochissimi …

La Compagine è una casa editrice free, cosa ne pensi delle case editrici a pagamento?
Beh, insomma, se qualcuno ha voglia di pagare per pubblicare qualcosa di suo, io non mi sento di biasimarlo. Però l’editoria è un’altra cosa, e me ne sono accorto nel rapporto con Emma ed Andrea di Compagine. Edizioni Compagine sceglie di pubblicare i testi in cui crede, e lo fa con la massima passione, con attenzione e con cura. Il lavoro che hanno fatto e che ci hanno fatto fare sul testo è stato molto utile, sia per libro che per noi. È stata una fortuna lavorare con loro.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Vorrei tanto andare a pranzo, ma sono bloccato in ufficio!

Riapre la Biblioteca Civica Musicale

Pensate che nelle biblioteche si trovino solo libri?

A Torino riapre la Biblioteca Civica musicale, intitolata al musicologo e critico musicale Andrea Della Corte, un luogo dove potrete trovare libretti d'opera, saggi musicali, manoscritti e saggi iconografici ma anche (e questa è una novità) la possibilità di utilizzare come studio virtuale per comporre,eseguire e registrare brani,una nuova sala musica dotata di tecnologie all'avanguardia e di un pianoforte digitale!


La biblioteca sarà ospitata nella bellissima settecentesca "Villa Sartirana" in corso Francia 186, sullo sfondo il Parco della Tesoriera, con i suoi 18 mila metri quadrati.
La cerimonia di apertura si svolgerà giovedì 21 giugno, a partire dalle 20:30, proprio il giorno della Festa della musica.
L'inaugurazione durerà tre giorni, questo il programma:

Giovedì 21 giugno 2012

ore 20.30 - Parco della Tesoriera
Cerimonia di riapertura della Biblioteca con il
Sindaco Piero Fassino e l'Assessore alla Cultura
Maurizio Braccialarghe

ore 21.00 - Parco della Tesoriera
Banda Musicale del Corpo di Polizia Municipale della Città di Torino
Massimo Sanfilippo, direttore
Jean Baptiste Lully, Marche de Savoye
Trascrizione di Massimo Sanfilippo
Paul Andrè, Turin, marcia da concerto
Conservata nel fondo di Musica per banda della
Biblioteca musicale “Andrea Della Corte”
Revisione di Massimo Sanfilippo
Gioachino Rossini, Sinfonia da Il Barbiere di Siviglia
Trascrizione di Massimo Sanfilippo
Giuseppe Verdi, Marcia da Ernani
Arrangiamento di Emilio Gusperti
Massimo Sanfilippo, La Porta dei Dioscuri, marcia da concerto
Jacob De Haan, Ross Roy, ouverture
Charles Trenet, La Mer
Arrangiamento di Andrea Ravizza
Piero Piccioni, Ciao Albertone
Arrangiamento di Marco Marzi


Venerdì 22 giugno 2012


ore 18.00 - Villa Tesoriera
In collaborazione con il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino
Gianluca Guida, pianoforte
Ludwig van Beethoven, Sonata in fa minore op. 57
Allegro assai/Andante con moto/Allegro ma non troppo/Presto
Fryderyk Chopin, Sonata in si minore op. 58
Allegro maestoso/Scherzo: molto vivace/Largo/Finale. Presto non tanto. Agitato


ore 21.00 - Parco della Tesoriera
Coro Cai Uget di Torino
Giuseppe Varetto, direttoreEntorno al foch [Arm. di A. B. Michelangeli]Serenata friulana [Arm. di G. Mazzari]La bela al molino [Arm. di A. B. Michelangeli]In ciel ‘e je une stele [Arm. di A. Mascagni]Amor fedel [Arm. di M. Allia]Passa parola [Arm. di G. Mazzari]Le carrozze [Arm. di R. Dionisi]Donne donne [Arm. di G. Mazzari]La lionota [Arm. di G. Varetto]
Sui monti Scarpazi [Arm. di A. Pedrotti]Oi sonador [Arm. di M. Allia]Monte Canino [Arm. di L. Pigarelli]La ballata del conte (L’inglesa) [Arm. di A. Mascagni]La mia bela la mi aspeta [Arm. di A. B. Michelangeli]Valcialda [Arm. di M. Allia]Nineta [Arm. di M. Allia]


Sabato 23 giugno 2012


ore 15.30 - Parco della Tesoriera
Intervento musicale dei
Piccoli Cantori di Torino
Carlo Pavese, direttore
Gianfranco Montalto, pianoforte


ore 16.30 - Villa Tesoriera
In collaborazione con il
Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino
Fabio Freisa, clarinetto
Virginia Luca, viola
Valentina Crisci, pianoforte
Wolfgang Amadeus Mozart, Trio in mi bemolle maggiore K. 498 (dei birilli)
Andante/Minuetto/Rondò/Allegretto
Robert Schumann, Märchenerzählungen op. 132,
quattro pezzi per clarinetto, viola e pianoforteLebhaft, nicht zu schnell, in si bemolle maggioreLebhaft und sehr markirt, in sol minoreRuhiges Tempo, mit zartem Ausdruck, in mi minoreLebhaft, sehr markirt. Etwas ruhigeres Tempo. Erstes Tempo, in si bemolle maggiore


ore 17.30 - Parco della Tesoriera
Intervento musicale dei
Piccoli Cantori di Torino
Carlo Pavese, direttore
Gianfranco Montalto, pianoforte


ore 18.30 - Villa Tesoriera
In collaborazione con il
Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino
Gabriele Schiavi, violino
Fabio Fausone, violoncello
Stefano Musso, pianoforte
Johannes Brahms, Trio in do minore op. 101
Allegro energico/Presto non assai/Andante grazioso/
Allegro molto
Dmitrij Šostakovic, Trio in mi minore op. 67
Andante/Allegro con brio/Largo/Allegretto


ore 21.00 - Villa Tesoriera
Coro Gospel David
Marcella Amoruso, direttoreRebirth
Una selezione di brani di gospel contemporaneo da Richard Smallwood a Kirk Franklyn


Questo il sito

Edizioni Labò

Salve Scribacchini, sono veramente felice di presentarvi questa intervista, si tratta di "Edizioni Labò" una bella realtà editoriale composta da 4 giovani appassionati di libri: Silvia De Francia, Paolo De Francia, Stefano Marino, Alessandro Villano.
Aderiscono al No eap e hanno indetto un interessantissimo concorso letterario con in palio la pubblicazione.
Finalmente giovani editori che non lucrano sui sogni degli aspiranti scrittori, una bella realtà da tenere d'occhio e noi di "Scribacchini per passione" lo faremo sicuramente.



 Ciao, benvenuti sul nostro blog, partiamo dall'inizio, com'è nata la vostra associazione?
(Silvia) Siamo quattro individui di formazione completamente diversa ma leggere è la nostra passione comune... Labò ci permette di incanalare questa passione in qualcosa che va al di là del puro passatempo. Del resto, chi, al giorno d'oggi, non cerca di dedicarsi un po' alle cose che ama? Scovare nuovi manoscritti meritevoli d'essere pubblicati è semplicemente elettrizzante. Quando trovi delle “buone” pagine, speri di non arrivare mai alle fine, perché, ormai, i personaggi che hai imparato a conoscere ti accompagnano nelle tue giornate ed abbandonarli ti sembra un sacrilegio.
Ecco, quando si trovano delle storie così, un sacrilegio, sarebbe non pubblicarle. Per questo è nata Labò.

Quale obiettivo vi proponete?
(Paolo) Racchiudiamo tutti in nostri obbiettivi in un'unica parola: crescita. Crescita nostra, attraverso un'esperienza che si preannuncia faticosa e poco remunerativa, crescita per coloro che collaboreranno con noi attraverso l'opportunità di veder pubblicati i loro testi, crescita per tutti coloro che apprezzeranno i nostri libri.

In un momento di crisi perché avete scelto di investire nella cultura?
(Alessandro) Nella nostra testa, quando questa iniziativa è partita, il nostro concetto non era quello di “investire nella cultura”, bensì creare – anche solo idealmente – un contesto simile a ciò che nel mondo anglosassone definiscono come “Public Library”, luoghi dove la gente ha la possibilità di incontrarsi e di usufruire di tutta una serie di servizi: lettura dei giornali, studio, collegamento a internet, musica, caffè, poltrone e il mondo letterario.
E proprio su questo ci siamo concentrati: porci come luogo di incontro e non come luogo di “stoccaggio culturale”.
Data la fase di start-up non potevamo pensare di offrire tutta questa serie di servizi. Sfruttando le esperienze dei 4 fondatori abbiamo deciso di concentrarci sul tema letterario.
Un altro concetto ci ha accompagnato: “fare per rispondere”.
Un' indagine dell' Ocse del 2003 mostra che "la popolazione italiana nel suo complesso non possiede una ' Competenza alfabetica funzionale' adeguata alle esigenze d' un paese avanzato". In altre parole: l' 80 per cento degli italiani tra i 16 e i 64 anni ha una inadeguata padronanza della lingua madre.
A tal proposito volevamo, e vogliamo, dare una dimostrazione del fermento che, soprattutto in un contesto politico/sociale come quello presente, vuole controbattere a questa affermazione, senza schieramenti politici…solo con la voglia di fare.
Nel nostro piccolo vogliamo puntare sulla cultura. La cultura incentiva l’innovazione, produce progresso, in una parola: lo sviluppo. Pensare ad un futuro senza cultura significa immaginare i giovani come meri e semplici consumatori non pensanti.
È
proprio nella cultura, intesa come conoscenza, educazione,ma anche bellezza (artistica e paesaggistica) e nella sua tutela e valorizzazione, che risiede l’identità Labò (come quella del nostro Paese Italia) e che caratterizza il nostro modo di agire come associazione. Nonostante le difficoltà contingenti, non si ferma la voglia del “fare cultura” né quella del fruirne. Basti pensare all’enorme numero di manifestazioni, di festival, di premi musicali, artistici, cinematografici, letterari, scientifici, filosofici, che vengono organizzati durante tutto l’anno.

Come mai avete deciso di chiamarvi “ Edizioni Labò”?
(Paolo)Non c'è una motivazione particolare per la scelta del nome, o meglio... ci è capitato di leggere la storia del Partigiano Giorgio Labò, fucilato dai tedeschi nel 1944; la storia è appassionante e la consigliamo, ma abbiamo semplicemente preso in "prestito" il suo cognome perchè... ci piaceva!!


Cosa ne pensate delle fenomeno dell'editoria a pagamento?
(Stefano)Dipende da come viene proposta. Se viene proposta come "il prezzo da pagare" per lanciare un nuovo talento, non la trovo corretta. Far leva sulle speranze di una persona che evidentemente scrive per passione, vendendogli sogni di aria fritta, non è corretto. Se viene proposta come modo per dare consistenza ad un prodotto dell'ingegno, magari non eccelso o difficilmente commercializzabile, ad uso e consumo dell'autore, non ci vedo nulla di male. E' una scelta consapevole dell'individuo, che ha tutto il diritto di mettere su carta le proprie lettere. La differenza tra i due approcci non è banale. Lo sfruttamento emozionale, ripeto, è deprecabile. Prendiamo le distanze da questo approccio. Per questo scegliamo la dura strada NO EAP.

Si dice che in Italia siano più gli scrittori che i lettori cosa ne pensate?
(Silvia) Dipende... ci sono scrittori e Scrittori... lettori e Lettori...
Ci sono scrittori che riempiono stancamente una pagina dopo l'altra senza avere nemmeno ben chiaro dove arrivare.
Ci sono Scrittori che, invece, con poche parole ti tengono in pugno.
Ci sono lettori che non terminano mai un libro (e non dipende dal libro).
Ci sono Lettori che, invece, fanno loro ciò che leggono, nel bene e nel male.
Indubbiamente, chiunque “sa” scrivere e chiunque “sa” leggere, ma il risultato, lettura o scrittura che sia, dipende da ciò che anima l'attore di turno. Se poi ci siano più scrittori o più lettori, importa poco. Ciò che conta è come lo si fa.

Quali sono secondo voi gli ingredienti per un romanzo di successo?
(Stefan  (Stefano) Durante diverse presentazioni, mi è capitato di sentire autori dichiarare di aver scritto il libro che stringono tra le mani "per se stessi". Puntualmente non mi prendo la briga di acquistarli. Penso che per dare vita ad un buon libro, sia necessario scrivere "sfruttando" se stessi, spremendo il proprio talento al servizio di chi di quelle lettere potrà fruire. Questo è l'ingrediente fondamentale, a prescindere dai contenuti o dalle modalità espositive. Ovviamente sono indispensabili le basi linguistiche, nel più semplice dei paragoni, senza di queste sarebbe come chiedere ad un muratore di edificare una casa senza mattoni. La concentrazione verso il lettore, per quanto lontano e ipotetico possa essere. La voglia di educarlo, sedurlo, stupirlo. Conquistarlo.
Avete indetto il concorso letterario “Torino e dintorni”, in palio c'è la pubblicazione, ma quanti sono i manoscritti ancora nel cassetto?
Non vige il segreto “aziendale”?
Scherzi a parte, il cassetto si sta man mano riempiendo e la cosa bella è che non ha limiti di capienza.
Ad oggi sono arrivati diversi scritti, diciamo che la decina l’abbiamo abbondantemente superata, nonostante l’ambito sia circoscritto territorialmente. Abbiamo già individuato dei testi interessanti, altri sono ancora in attesa di lettura, e c’è anche stato chi ci ha chiesto di eliminare il proprio lavoro, perché non ha ricevuto riscontri pressoché immediati. C’è da appassionarsi quindi, ma anche da divertirsi!
La qualità, così come i temi affrontati è molto varia, come diverso è ogni punto di vista dei membri del comitato di redazione.
Sarà dura trovare chi ci metterà d’accordo, ma li troveremo, ne siamo sicuri.
Fino all’ultimo giorno il nostro cassetto sarà aperto, abbiamo voglia di ricevere, leggere e confrontarci.


Intervista a cura di Valentina Cavallaro


"La diva Julia" W. Somerset Maugham

Cari Scribacchini, dopo la pessima recensione di un pessimo libro (la potete trovare qui) mi sentivo in dovere di darvi un buon consiglio, per questo ho scelto uno dei miei libri preferiti:




La diva Julia” è un eccellente esempio della fusione che può avvenire tra letteratura e teatro.
L’autore di questo capolavoro, il cui titolo originale, e forse più azzeccato, è “Theatre” , è il grande scrittore e commediografo William Somerset Maugham.
Il libro è uno spaccato della vita di una attrice teatrale dei primi del Novecento, anzi de “la più grande attrice d’Inghilterra” (come viene più e più volte soprannominata nel corso del libro) Julia Lambert.
Maugham attraverso un meticoloso lavoro di fusione di pregi e difetti di persone reali, in carne ed ossa, di attrici che hanno solcato realmente il palco, come la Duse e la Bernhardt, ha plasmato la sua eroina, una Julia che inizialmente può apparire cinica, disinteressata verso tutti e tutto a eccezione del teatro, parola che per lei assume il significato di realtà.
Così poco importa se le sue frasi, i suoi discorsi e persino i suoi pensieri non sono altro che le battute di opere che ha recitato, a lei, alla più grande attrice d’Inghilterra, tutto si perdona.
Abituata però alla versatilità, a impersonare vite e donne differenti, è normale che prossima ai cinquanta, al culmine della carriera, trovi la sua vita incredibilmente noiosa, e che consideri una svolta l’incontro e l’amore per Tom, un ragazzo molto più giovane di lei.
Inizialmente sembra procedere tutto per il meglio, Julia riversa tutta se stessa nella recitazione, completamente appagata dalla sua nuova storia d’amore, ma l’insidia si sa è sempre nascosta dietro l’angolo, e il suo caro Tom rimasto fatalmente attratto da una attricetta mediocre, Avice Crichton, riversa tutte le sue attenzioni su di lei, abile manipolatrice, disposta a tutto pur di recitare con la grande Julia Lambert.
Julia però non è una sciocca, offesa più per l’affronto fatto alla Julia attrice, che alla Julia donna, escogiterà una “vendetta in casa”, o meglio sulla scena, che la vedrà naturalmente trionfare .
Nell'interessante prefazione, scritta a posteriori dall'autore, egli racconta di come il teatro non lo abbia mai affascinato né da ragazzo, né quando cominciò a vedere rappresentate le sue commedie, sino a quando non scoprì dall'interno quanto fosse complesso allestire una commedia, al che disse: «Le loro virtù (degli attori) sono più solide di quel che mostrano, e i loro difetti insiti nel difficile e rischioso mestiere che praticano ».
Per Maugham tutti, tranne pochissimi, sono esibizionisti, l’attore lo è un po’ più del normale e se non lo fosse non farebbe l’attore.
Maugham è uno dei pochissimi scrittori a essere in grado di descrivere in maniera credibile l'universo femminile.
Memorabili alcune frasi come quella sul senso dell'arte pronunciata da Julia: «Vedi, tu non capisci che recitare non c'entra con la natura; è arte, e l'arte è qualcosa che crei. Il dolore reale è brutto; compito dell'attore è rappresentarlo non solo con verità ma con bellezza. Se morissi davvero come muoio in scena quando capita, credi che mi curerei dei gesti, che siano aggraziati, e che le parole che balbetto siano abbastanza chiare da arrivare fino all'ultima fila del loggione? Se è tutto falso non è più falso di una sonata di Beethoven, e io non sono più falsa del pianista che la suona ».
Il fatto poi che dal libro, il regista Istvan Szabo, abbia tratto un film di successo, che è valso ad Annette Benning il Golden Globe 2005 e una nomination all’Oscar 2005 come miglior attrice, insieme ad un cast d’eccezione, tra cui figura anche il bravo Jeremy Irons, dimostra come un prodotto possa passare con successo dalla carta stampata alla pellicola cinematografica, raccogliendo il consenso del pubblico.
La diva Julia” è una commedia aggraziata e brillante, l’ideale per chi ama il mondo del teatro ma anche per chi ha voglia di conoscere un personaggio come Julia, indimenticabile.




Morto Ray Bradbury


Poche righe Scribacchini per diffondere la triste notizia della morte di un grandissimo scrittore, Ray Bradbury.
Morto ieri notte, paradossalmente giorno previsto dai Maya per la fine del mondo.
Diciamo addio quindi all'autore di capolavori come “Fahreneit 451” “Cronache marziane” “Il popolo dell'autunno”.
Si era sempre mostrato avverso alle tecnologie, contrario ad internet, cellulari e addirittura alle automobili, dopo numerose richieste aveva acconsentito solo nel 2011 a far pubblicare “Fahreneit 451” anche in e-book.



"Schegge" Sebastian Fitzek


Salve Scribacchini, questo non è un consiglio di lettura piuttosto uno sfogo su un libro da non leggere.
Chi mi conosce sa benissimo che io non amo dare tranvate sui denti, cerco sempre di trovare un aspetto positivo in un libro, dietro c'è pur sempre un lungo e faticoso lavoro e raramente un libro è così brutto da non salvarsi né per trama, né per stile, né almeno per l'intento.
Ovviamente ci sono delle eccezioni, come il libro di cui mi accingo a parlare: “Schegge” di Sebastian Fitzek.
Appena ho letto la trama ho detto “Geniale, fantastico, devo assolutamente prenderlo” il fatto poi che fosse scontato del 20% sembrava un segno del destino, non ho aspettato un momento di più e l'ho comprato.
7, 92 euro buttati.
Questa è la trama dalla quarta:
Quando Marc Lucas, avvocato che ha dedicato la sua vita ad aiutare gli altri, viene a conoscenza di un esperimento psichiatrico che potrebbe cancellare dalla sua memoria i terribili ricordi che l’accompagnano e lo tormentano dal giorno in cui sua moglie incinta ha perso la vita in un incidente automobilistico del quale lui si sente responsabile, non ha dubbi: la sola speranza di liberarsi di questo peso insopportabile vale il rischio infatti di sottoporsi all’esperimento. Ma, invece che concedergli sollievo e alleviare le sue pene, con l’inizio dei primi test l’orrore comincia a prendere possesso di ogni attimo della sua vita: di ritorno dalla clinica psichiatrica, la chiave di casa non apre più l’appartamento, il nome sul campanello non è più il suo e, quando la porta viene aperta dall’interno, l’incubo ha inizio… Intenso e mozzafiato, sorprendente e inaspettato, Schegge è il romanzo più recente di Sebastian Fitzek e quello che ne ha decretato la definitiva affermazione come il più originale giallista tedesco di questi ultimi anni.
Parecchio intrigante, vero?
Non iniziate nemmeno a fantasticarci sopra, adesso vi racconterò come un'idea geniale sia stata completamente rovinata.

ATTENZIONE: SPOILER!

Mi vedo costretta a svelare il finale del libro, non mi sembra però una gran perdita, anzi vi risparmio 348 pagine e parecchie imprecazioni, se però volete ugualmente leggerlo allora... saltate e inviatemi per favore la vostra opinione, ma poi non dite che non vi avevo avvertito!

La prima cosa che salta agli occhi è lo stile dell'autore. Il libro è composto da 74 capitoli, ogni capitolo finisce con “Oh mio dio, sta per succedere qualcosa – ci sarà un'enorme rivelazione nel prossimo capitolo – c'è un'ombra misteriosa – tra poco ti svelerò la verità” (ovviamente non è scritto così ma il senso è questo).
Ecco questo stratagemma non invoglia assolutamente la lettura ma l'ho trovato parecchio fastidioso, avete presente il finale della puntata di una soap opera? Ecco, ripetuto per 74 volte.
Ma veniamo alla trama che stringherò al massimo (salterò passaggi e personaggi per arrivare dritta alla fine).
Chi di noi non vorrebbe cancellare un evento doloroso o anche solo imbarazzante? La stessa cosa capita a Marc solo che lui alla fine si tira indietro e non accetta l'offerta di entrare in un programma di cancellazione della memoria, ma quando torna a casa... iniziano le stranezze: vede la moglie (che sa essere morta) che sembra non riconoscerlo, la sua carta di credito è bloccata, la rubrica sul suo cellulare è stata cancellata, al suo numero risponde una persona che dice di essere lui, al suo posto di lavoro c'è un altro, dove c'era la clinica ora c'è un cantiere, il suocero sembra apparire e scomparire nel nulla e addirittura trova una sceneggiatura scritta dalla moglie che racconta proprio quello che gli sta succedendo.
Insomma qualcuno sta cercando di fargli dimenticare qualcosa, ma sarà semplicemente la morte della moglie o c'è sotto qualcosa di più grave che lui non deve ricordare?
Nonostante lo stile non incoraggi al massimo né invogli a divorare le pagine fino a qui la trama è geniale, come mai gli stanno succedendo queste cose?
Purtroppo però non basta avere delle buone idee bisogna saperle condurre fino alla fine.
Ad una quarantina di pagine dalla fine viene svelato l'arcano: Si tratta di un complotto da parte del suocero e della moglie, che però gli è un po' sfuggito di mano (sic).

L'incidente c'è stato ma lei non è morta solo che ha scoperto che il bambino che aspetta ha una malattia al fegato e una volta nato non sopravviverebbe, anche Marc è malato... la soluzione? Il fratello di Marc si suiciderà per dare una parte del suo fegato a lui e una parte al bambino.
Se Marc se ne fosse ricordato l'avrebbe impedito.
Cioè hanno orchestrato tutto questo, portandolo sull'orlo della follia per fargli dimenticare che avevano decido di sacrificare suo fratello (che è una sorta di “sensitivo” che per proteggerlo dalle cattive compagnie Marc ha fatto internare, ma questa è una storia così assurda e priva di senso che non provo nemmeno a spiegarla)?
Come dice lui stesso non potevano rinchiuderlo o sedarlo fino al momento del parto e del successivo trapianto?
No perché il suocero non è un criminale, non farebbe mai una cosa del genere, 'azzo! Che bel gentiluomo.
Tra l'altro la montatura che hanno messo su avrebbe richiesto valanghe di soldi ma va beh, non viene nemmeno spiegato bene, se non che ha assunto degli attori (che erano all'oscuro e non ci hanno trovato nulla di strano).
La cosa più bella però è la fine, Marc non è d'accordo per questo impedisce al fratello di suicidarsi ma lui non si dà per vinto e cercai di suicidarsi buttarsi dal balcone ma all'ultimo si rende conto che è troppo alto e che rischierebbe di spappolarsi, cerca quindi di risalire, il fratello lo aiuta ma poi... lo lascia e si butta con lui.

No adesso dovete spiegarmi il perché di questo gesto privo di senso.
Lui muore, il fratello si salva, e dona il fegato al bimbo.
Quello che mi infastidisce di più è che ha rovinato una bella idea, ci mancavano solo gli alieni e allora sì che sarebbe stata proprio una gran bella schifezza.
Scusate Scribacchini, spero che si capisca qualcosa, ho buttato giù queste righe di fretta, subito dopo averlo finito di leggere, ma avevo una voglia incredibile di sfogarmi.
Non riesco a capire come possa essere spacciato per thriller sensazionale, non regge il confronto con libri come "Il club Dumas" di Arturo-Peréz Reverte (da cui hanno tratto anche un bel film con Johnny Depp) o "Il sospetto" di Friedrich Dürrenmatt.

Ecco, dopo averlo finito avrei volentieri accettato di partecipare all'esperimento per cancellare la memoria, solo per dimenticarmi di averlo letto.