Torino che Legge incontra Torino che scrive

Dal 16 al 23 aprile c'è Torino che legge, un altro imperdibile appuntamento per noi amanti dei libri.
Un'intera settimana di eventi e iniziative dedicate alla lettura.
Qui trovate il programma completo.
Tra le tante iniziative ci tengo a segnalarvi "Torino che legge incontra Torino che scrive" dove non solo verrà presentata l'antologia "La Piola racconta" a cui ho partecipato con il racconto "Acqua e menta" ma si parlerà di un tema che mi sta molto a cuore: la cultura in periferia.
L'appuntamento è venerdì 20 aprile, alle ore 21, presso l'Open 011, in corso Venezia 11, Torino.


Festival Libri in Piola 2018

Un'occasione imperdibile per tutti i lettori torinesi, torna infatti il festival "Libri in piola... e non solo".
Una carrellata di eventi (e di buon cibo!) per tutti i palati.
L'appuntamento è dal 12 al 15 aprile in via Bibiana 31, Torino.
Qui sotto la locandina con tutti gli eventi.
Qui la pagina Facebook dedicata, con tutte le informazioni.


Dieci modi per farsi rifiutare da un editore

Hai spedito il tuo manoscritto a tutti gli editori esistenti ma nessuno ti ha risposto, nemmeno per dirti che il tuo romanzo fa schifo?
Prima di appendere la penna al chiodo e decidere di darti all'ippica, leggi la lista qui sotto, magari il tuo libro non è brutto, semplicemente stai sbagliando il modo in cui ti proponi!


Dieci modi (sicuri) per farsi rifiutare da un editore






Spedire un romanzo chick lit ad Adelphi: Prima di spedire un romanzo è essenziale controllare il catalogo dell'editore. No, le case editrici non pubblicano qualsiasi cosa basta che sia bella, ogni editore ha una sua linea editoriale, c'è chi pubblica solo romanzi di genere, chi non pubblica fantasy, chi pubblica solo saggi. Se mandi un romanzo chick lit all'Adelphi non ti stupire poi se non ti rispondono.

Spedire un romanzo lasciando visibili come destinatari 100 editori diversi: Non è per nulla un buon biglietto da visita, dà l'idea che hai scaricato un elenco da internet e hai spedito a caso, sperando nel mucchio di imbroccare l'editore giusto. Questo non vuol dire che non puoi inviare il tuo manoscritto a più editori contemporaneamente ma, se non perdi nemmeno cinque minuti di tempo per informarti su chi sia la persona a cui stai scrivendo, perché un editore dovrebbe leggere il tuo libro?

Spedire un romanzo senza allegare una lettera di presentazione: Invieresti un curriculum vitae senza lettera di presentazione? Allora perché non farlo quando si contatta un editore? Iniziare con un buongiorno, dire chi sei, di che cosa tratta il tuo romanzo e perché ti stai rivolgendo proprio a quella casa editrice non ha mai ucciso nessuno ma anzi è un segno di cura, attenzione e buona educazione. Provare per credere!

Scrivere nella lettera di presentazione che se l'editore vuole sapere chi sei e che cosa hai scritto può cercare su internet: Sai quanti romanzi arrivano alle case editrici? Secondo te un editore ha davvero il tempo materiale di fare una ricerca su google per ogni singolo aspirante autore? Scrivi direttamente tutto nella mail, renderai il lavoro dell'editore più veloce ed eviterai di correre il rischio di essere subito cestinato.

Scrivere nella lettera di presentazione all'editore che tanto ormai si pubblica solo spazzatura e/o raccomandati: Sputare nel piatto in cui si vorrebbe mangiare non è mai una strategia vincente. Se davvero credi che ormai tutto quello che si pubblica sia spazzatura perché stai contattando un editore? Se invece pensi che non sia vero, perché scriverlo?

Scrivere nella lettera di presentazione che: tua madre, i tuoi amici e il tuo cane reputano il tuo romanzo strepitoso: Mi dispiace deluderti ma una presentazione del genere non ha mai incuriosito nessun editore, anzi, ti farà apparire come una persona con un ego enorme, incapace di riconoscere le vere critiche e farà finire il tuo manoscritto diritto nel cestino.

Scrivere all'editore che il tuo manoscritto è depositato alla SIAE: Molti editori non la prendono molto bene. Perché? Perché sottolinearlo nella lettera di presentazione è come dire, nemmeno tanto velatamente, a un editore che non ti fidi di lui, che lo reputi un ladro e per questo ti sei già premunito. Non è molto carino vero? Voglio subito tranquillizzarti, quella degli editori che rubano le idee agli esordienti è una leggenda metropolitana, ma se proprio hai paura c'è un metodo a costo zero (qui un vecchio articolo che spiega come).

Se ti chiedono il manoscritto completo invii solo la sinossi o viceversa: Ogni editore ha un suo metodo di lavoro. C'è chi chiede il manoscritto intero, chi invece inizialmente una sinossi e qualche capitolo. Perché non seguire le indicazioni? Fare di testa propria è sempre controproducente e porta sempre a finire nel cestino.

Inviare solo l'idea perché la storia non l'hai ancora scritta: Capisco che i tempi dell'editoria siano biblici, ma cosa speri di ottenere contattando un editore prima ancora di aver scritto un libro? Mettiamo che all'editore l'idea piaccia, quando ti chiederà tutto il manoscritto cosa dirai? Due giorni e lo scrivo?

Inviare a me il tuo manoscritto: Non ho una casa editrice ma puntualmente mi arrivano testi di aspiranti scrittori, perché? Ricollegandoci al punto 1: Non inviare a caso! 
Inviare a tutti, indiscriminatamente, è il modo più semplice per non pubblicare il tuo libro.


Passione, divertimento e crisi

Stasera voglio condividere con voi una riflessione della mia libraia di fiducia, Catia Bruzzo de "La Piola Libreria di Catia" sulle gioie e le difficoltà di questo lavoro.


Vorrei partire dalla riflessione del blog Gabo su Torino, che parlando della chiusura di Genesi 3.0 [una libreria in un quartiere periferico di Torino n.d.r], richiama nel titolo ["Non si uccidono così anche le librerie? n.d.r] un romanzo e un film ambientato nella California della Grande Depressione... Ecco diciamo che siamo fortunati rispetto a quei personaggi.

Partiamo da noi, da ciò che siamo, da quello che vogliamo ottenere, ma soprattutto da tutto ciò che siamo disposti a fare e a mettere in gioco per raggiungere i nostri obiettivi. Non cosa pretendiamo dagli altri, ma da noi stessi. 

Io non sono sola, mi supporta una grande amica sognatrice e concretissima sostenitrice: Stefania Dessì, che chi frequenta la mia piola libreria conosce, perché pur essendo medico geriatra e lavorando in ospedale, mi sostiene, supporta e sopporta nella mia attività.
Io non sono sola perché ho i miei clienti, molti ormai amici, che mi sostengono e parlando chiaramente,come sono solita fare, acquistano da me. 
Senza il loro supporto avrei già chiuso. 

Noi librai siamo commercianti, imprenditori che se non vendono, chiudono. 
È semplice. Io amo il mio lavoro, i libri e la gente... se così non fosse avrei sbagliato professione. Parto dunque da me stessa e pretendo da me il massimo per ricambiare chi entra nella mia bottega con fiducia: un sorriso spontaneo perché sono davvero contenta di vedere un cliente, la qualità di ciò che servo al bar, la competenza messa a disposizione di chi cerca un libro. 
L'umiltà di sapere che non si finisce mai di imparare e la volontà di migliorare costantemente, anche chiedendo ai clienti oltreché a chi ne sa più di me come mestiere. 

Cosa vuole chi entra da me? Questo devo capire e riuscire a dare, almeno provarci! 

Quando cinque anni fa ho deciso di diventare anche libraia e trasformare la mia piola in piola libreria, sono dovuta passare dallo status di fruitrice compulsiva di librerie a libraia. Ho studiato, ho comprato libri tecnici, altri che presentavano esperienze di librerie vivaci,e anche di narrativa per imparare, cercare spunti e partire preparata. 
Ho adempiuto ai miei obblighi burocratici, consigliata dalle impiegate dell'Epat (la mia associazione di categoria),che con me hanno dovuto occuparsi non solo di bar e ristoranti, ma anche di libri... Ho trovato collaborazione, ho dovuto spendere soldi, tempo e fatica, ma sono soddisfatta perché ci siamo riuscite, siamo diventate libraie, io e un po' anche Stefania. Poi ho dovuto scegliere cosa vendere perché lo spazio purtroppo non mi permette di avere in negozio tutto ciò che vorrei...Abbiamo scelto di esporre i libri delle case editrici piccole e medie, soprattutto del nostro territorio, ma lavoriamo molto su prenotazione. 
Cerco di rendere un servizio veloce e competente, almeno ci provo e le persone apprezzano lo sforzo.

Che soddisfazione quando un cliente mi ringrazia per un libro consigliato... perché diciamo la verità: si deve guadagnare, ma io mi diverto anche a fare la libraia e la barista...mi piace chiacchierare con persone di tutti i tipi e imparo da ognuno di loro. 

SENZA DI VOI NON CI SAREMMO NOI è la frase che ripeto ad ogni evento perché ci credo: senza i clienti la serranda resterebbe chiusa...un'altra in Borgo Vittoria, quartiere che sono sicura saprà risollevarsi e ricambiare l'amore dei suoi abitanti. Io e Stefania siamo nate nel Borgo e io non vorrei lavorare da nessun'altra parte e spero di riuscire con gli altri colleghi commercianti a migliorare sempre per offrire servizi confacenti a ogni cliente...io come libreria,bar,enoteca...gli altri con le loro offerte e specificità. ù

Il Festival che prepariamo in aprile LIBRI IN PIOLA...E NON SOLO è un regalo ai borghigiani. Ci siamo inventate anche il Coro Piolifonico e la gente risponde, perchè non è vero che non ci sono le brave persone che seguono chi si sforza di fare un buon lavoro... Ci sono, ma noi dobbiamo partire da noi stessi e saper offrire libri, musica, divertimento, impegno e cultura anche nella nostra bistrattata periferia. 

Dobbiamo riuscire a guardare oltre il guadagno immediato, saper buttare il cuore oltre l'ostacolo e lavorare per crescere, facendo quadrare i conti, ma cercando sempre di migliorare...

Non lamentiamoci a vuoto, proponiamo, sfidiamo la crisi, perché la gente compra ancora, convinciamoli a comprare da noi dando loro un buon motivo, magari più di uno... 

Quindi passione, un pizzico di coraggio, umiltà, tanto impegno, studio, pianificazione,ma anche divertimento perché la nostra vita è per la maggior parte lavoro e se non facciamo ciò che ci piace...

Se così non fosse per guadagnare avrei riempito la mia saletta con slot... ma non avrei mai incontrato i miei meravigliosi clienti! 

Non posso non ricordare la grande soddisfazione della pubblicazione della nostra antologia LA PIOLA RACCONTA. LIBRI E SCRITTORI A SPASSO PER BORGO VITTORIA. 

Lasciatemi peccare di superbia...non sarà che le persone se le tratti bene, ti trattano bene? Almeno la maggior parte...

Per maggiori informazioni:

La Piola Libreria di Catia
Via Bibiana 31, Torino

Addio a Ursula K. Le Guin

"Gli esseri umani possono resistere e sfidare ogni potere umano. La resistenza spesso comincia con l'arte, e ancora più spesso con la nostra arte, l'arte delle parole".

Questo diceva Ursula K. Le Guin nel 2014, a New York, in occasione della premiazione al National Book Award e le sue parole, oggi, appaiono quanto mai profetiche:


"Sono in arrivo tempi duri, e avremo bisogno delle voci di scrittori capaci di vedere alternative al modo in cui viviamo ora, capaci di vedere, al di là di una società stretta dalla paura e dall'ossessione tecnologica, altri modi di essere, e immaginare persino nuove basi per la speranza. Abbiamo bisogno di scrittori che si ricordino la libertà. Poeti, visionari, realisti di una realtà più grande".


Ci ha lasciati lunedì, all'età di 88 anni, spegnendosi nella sua casa di Portland, in Oregon.
Una grande perdita per il mondo della letteratura e noi di Scribacchini per passione, la vogliamo ricordare proprio con il video del suo discorso in occasione della premiazione di questo prestigioso premio:


Addio quindi a questa grandissima scrittrice e come ha detto Stephen King...

"Buona fortuna nella galassia"

Conviene pubblicare a pagamento?

Nel precedente articolo abbiamo chiarito cosa sono le case editrici a pagamento (qui) oggi cerchiamo di rispondere a un'annosa questione: conviene pubblicare a pagamento?

Due premesse fondamentali:

  • Le case editrici a pagamento sono legali: chiedere soldi in cambio della pubblicazione non vìola nessuna legge, è (forse) immorale, ma di certo non illegale.
  • Ciascuno è libero di spendere i propri soldi come meglio crede, se una persona vuole pagare per pubblicare, perché impedirglielo?
Detto questo torniamo al punto: Pubblicazione a pagamento sì o no?



Risposta secca: decisamente no.

Risposta articolata:

Vi è appena arrivata la famosa mail da parte del direttore editoriale che, entusiasta, vi dice che il vostro libro è bellissimo ma, che dovete pagare un tot di soldi per contribuire alle spese, perché conviene rispondere "no grazie" anziché "a chi devo intestare l'assegno"?

Per prima cosa iniziate a guardare il sito della casa editrice.

Quanti libri pubblica mediamente? 
Generalmente il catalogo degli editori a pagamento è molto vasto, questo perché di solito non fanno selezione e pubblicano tutto ciò che gli arriva, basta che l'autore paghi.
Voi direte: perché deve importarmi di quanti autori vengono pubblicati?
Molto semplice: tanti autori significa poca cura. 
Come fa infatti una piccola casa editrice "costretta a tirare avanti con i contributi dei poveri autori" (sono ironica, eh!) a seguire tutti quei libri? 
Perché pubblicare non significa solo premere "stampa", significa leggere e valutare la bontà del romanzo proposto, fare un editing approfondito (nessun libro è mai perfetto, anche dietro alle opere dei più grandi scrittori c'è sempre la mano sapiente e paziente di un editor) che dovrebbe essere un processo lungo e accurato, impaginare il libro seguendo le norme redazionali della casa editrice, scegliere e progettare la copertina, fare un ulteriore giro di correzione bozze (che qualche refuso rimane sempre) e infine (avrò dimenticato qualcosa?) il visto si stampi.
Ecco: se gli autori sono tanti, come si riesce a seguire bene tutte queste fasi?
Di conseguenze il lettore avrà altissime probabilità di trovarsi davanti a un testo magari bellissimo, ma illeggibile perché non curato bene.

Ritorniamo al sito della casa editrice: 
È più facile trovare il modo per inviare il vostro manoscritto che il suo catalogo? 
Secondo voi perché? Semplice, perché il loro cliente è l'autore non il lettore!

Come abbiamo detto nel precedente articolo, di solito le richieste di contributi oscillano tra i 500 e i 5000 euro, moltiplicateli per i libri pubblicati annualmente e avrete la risposta su dove prende i soldi l'editore.

Ma, obietterete, stampare i libri costa. Così tanto, vi chiedo io? Provate ad andare in una tipografia a farvi un preventivo e avrete la risposta (tra l'altro una casa editrice, stampando molte copie, avrà prezzi ancora più bassi rispetto al singolo cliente).

Ma i soldi non sono per la stampa, vi ha detto l'editore a pagamento, sono per tutto quello che porta alla pubblicazione del libro.

Ok.

Per l'editing, forse? 
Direi di no, visto che, basta aprire un libro pubblicato a pagamento, per trovare refusi ovunque.

Per la pubblicità, allora? 
Avete mai visto un libro a pagamento pubblicizzato? E lo avete mai visto in libreria? Forse sì, ma vi garantisco che non è per merito dell'editore, ma per la tenacia dell'autore, che sarà andato a parlare personalmente con il libraio.

Perché quindi pagare cifre, anche molto alte, per pubblicare? 
Sarete avvantaggiati in qualche modo? 
NO.
In compenso però:

Vi sarete bruciati il vostro romanzo, frutto magari di mesi/anni di duro lavoro, perché sarà pubblicato senza cura e sarà praticamente impossibile da reperire, e in più avrete dei soldi in meno.

Volete lo stesso pubblicare a pagamento?

Come ho detto all'inizio, ognuno è libero di spendere i propri soldi come meglio crede, l'importante è che ne sia consapevole.

Alcuni a questo punto diranno però che ci sono anche case editrici che non chiedono contributi, ma che pubblicano libri pieni di refusi, con grafiche poco curate e che non si trovano in libreria: avete ragione e ne parleremo con un articolo dedicato proprio a questo tema, nel frattempo la mia risposta secca e concisa è: il risultato è lo stesso, ma almeno non avrete pagato nulla.

Vi lascio con un video bellissimo, che prende in giro l'editoria a pagamento, creato da 
Studio 83


Cosa sono le case editrici a pagamento?

Ti è appena arrivata una mail da parte di una casa editrice che dice, grosso modo, così?

Caro scrittore, abbiamo appena letto la tua opera (nome dell'opera) e siamo rimasti letteralmente incollati alle pagine, è l'opera più bella che sia mai stata scritta, i dialoghi sono scorrevoli, i personaggi rimangono impressi nella mente del lettore anche una volta chiuso il libro, insomma si tratta di un romanzo originale, fuori dagli schemi. Crediamo lei abbia un vero talento e per questo siamo lieti di proporle la pubblicazione del suo libro nella nostra collana (nome collana).
Purtroppo però, come ben saprà, oggi sempre meno italiani leggono e i libri che vengono pubblicati ogni giorno sono tantissimi, pubblicare quindi l'opera di uno scrittore sconosciuto è un azzardo, per questo ci vediamo costretti a chiederle un parziale contributo alle spese di pubblicazione.
Sperando di averla presto nella nostra scuderia, resto a sua disposizione per ogni necessità di chiarimento e, nel caso, per un incontro da fissare.


Prima di correre dal tuo capo per licenziarti, fai un bel respiro e continua a leggere.

No, a differenza di quello che può sembrare, non si tratta di una risposta dopo un'attenta lettura del tuo manoscritto, ma è un semplice prestampato.

Ma come, dirai tu, mi chiama per nome e cognome e cita anche il titolo della mia opera (in casi eccezionali ci sono addirittura anche i nomi dei protagonisti!): mi dispiace, si tratta comunque di un prestampato a cui sono stati aggiunti i tuoi dati.

Fai un altro respiro profondo e ritorna alla mail: 


Cosa dice del tuo romanzo, a parte il titolo e (forse) il nome dei protagonisti?
Certo dice che i dialoghi sono bellissimi, i personaggi sono bellissimi, lo stile è bellissimo, tutto è bellissimo ma... non ti sembra un po' impersonale? Non ti sembra, rileggendola a mente fredda, una mail che potrebbe valere per qualsiasi libro e non solo per il tuo?
Oltre alle lodi sperticate, cosa dice? 
Certo, fa piacere sentirsi dire che il nostro libro è un capolavoro ma, ripensandoci sempre a mente fredda, possibile che vada tutto bene? Che non ci sia nemmeno un piccolo particolare che un po' stona? 

Voglio dire subito una cosa a scanso di equivoci: Le case editrici a pagamento sono legali.

Bene, dopo aver chiarito questo, entriamo nel vivo della questione:

Cos'è dunque una casa editrice a pagamento?


Una casa editrice a pagamento è una casa editrice che richiede, in cambio della pubblicazione del tuo libro, un contributo che generalmente va da 500 a 5000 euro (con picchi sia verso il basso, ma anche verso l'alto!).
Nella maggior parte dei casi, in cambio del contributo economico, ti vengo date delle copie del tuo stesso libro, in altri casi il pagamento è "a fondo perduto".

Nel 99 % dei casi gli editori a pagamento non leggono il manoscritto inviato, ecco il perché della lettera generica.

Molto spesso le case editrici a pagamento hanno un catalogo vasto quanto quello della Mondadori e Feltrinelli messe insieme. Perché? Perché non selezionano il materiale, pubblicano tutto ciò che gli arriva e più pubblicazioni equivalgono a più contributi.

Le case editrici a pagamento non si trovano quasi mai in libreria, a meno che l'autore non prenda personalmente contatti con il libraio. Perché? Perché hanno già guadagnato con il contributo richiesto all'autore.

A questo punto, conviene o no pubblicare a pagamento?

Lo scopriamo insieme nel prossimo articolo, dedicato proprio a questo argomento.

Stay tuned!